AdBlue: che cos’è e a cosa serve

Le norme sulle emissioni, sempre più severe, hanno costretto i costruttori a cercare soluzioni per mantenere le proprie auto in circolazione. Nel caso dei diesel più potenti, il trucco per superare i test europei si chiama AdBlue.
1. Che cos’è l’AdBlue?
Senza entrare in dettagli eccessivamente tecnici, possiamo riassumere dicendo che l’AdBlue è il nome commerciale di una soluzione acquosa di urea in una percentuale di circa il 32,5%.
Sì, proprio come stai pensando: l’urea è un composto chimico presente nell’urina e, sebbene non sia tossica, è corrosiva. Questo significa che si può maneggiare, ma facendo attenzione che non tocchi la carrozzeria; per questo stesso motivo è consigliabile pulire la zona del serbatoio dopo averla aggiunta.
2. A cosa serve l’AdBlue?
L’AdBlue è un additivo utilizzato in alcuni casi per aiutare i motori diesel a rispettare la severa norma europea antinquinamento Euro 6.
La normativa Euro 6 è entrata in vigore il 1º novembre 2015 con l’obiettivo di far sì che tutti i veicoli nuovi venduti sul suolo europeo riducano le emissioni di elementi inquinanti e particolato, ovvero che siano più puliti.
Rispetto all’Euro 5, la nuova normativa europea contro l’inquinamento riduce le emissioni di ossido di azoto delle motorizzazioni diesel, il più dannoso per la salute delle persone, da 180 mg/km a 80 mg/km, mentre il particolato mantiene lo stesso limite. Nei propulsori a benzina, invece, non cambia il limite di 60 mg/km di NOx né quello del particolato, fissato a 5 mg/km.
Per riuscire a rispettare la legislazione, i costruttori hanno migliorato i sistemi di trattamento dei gas di scarico, con un convertitore catalitico di NOx nei modelli più leggeri e con un catalizzatore a iniezione di urea, noto anche come AdBlue, in quelli più pesanti.
3. Come funziona l’AdBlue?
I motori diesel generano una minore quantità di CO2 e di prodotti inquinanti, ma emettono molto più NOx e benzopireni rispetto a quelli a benzina.
I benzopireni si trovano nella cenere generata dalla combustione del gasolio. Sono particelle che aderiscono ai tessuti dell’apparato respiratorio, da qui la loro pericolosità. Per ridurne l’impatto, è obbligatorio che le auto siano dotate di un filtro antiparticolato: un setaccio collocato nel tubo di scarico che intrappola le particelle impedendo che escano dalla meccanica.
L’ossido di azoto (NOx) è altamente inquinante e dannoso per la salute; è, per questo, il responsabile del fatto che i veicoli diesel siano così mal visti nelle città.
Poiché non può essere eliminato fisicamente, per limitarne l’azione è necessaria una reazione chimica che lo trasformi in particelle innocue. Nei motori diesel questa reazione si ottiene con un catalizzatore — il luogo in cui avviene il processo — e un composto chimico, l’AdBlue, che reagisce con i NOx e li converte in gas innocui, nello specifico in azoto e vapore acqueo.
4. Quanto costa fare il pieno di AdBlue?
Per ogni tanica da 20 litri di AdBlue dovrai pagare circa 40 euro. A prima vista può sembrare caro, ma considerando che con questa quantità potrai percorrere fino a 20.000 km, non lo è poi tanto.
Sebbene ogni costruttore lo faccia a modo suo, di solito si accende una spia quando restano circa 2.000 km di autonomia con l’additivo. È importante tenerlo presente perché, se rimani senza AdBlue nel bel mezzo di un viaggio, l’auto continuerà a funzionare senza problemi, ma una volta spenta non ti permetterà di riavviarla finché non l’avrai rabboccata e la centralina elettronica non sarà stata resettata.
5. Come si rabbocca l’AdBlue?
Tecnicamente, per riempire il serbatoio dell’AdBlue basta aprire il tappo del serbatoio dell’urea e riempirlo.
Il problema, se vuoi farlo da solo, è che per tornare a circolare senza problemi è necessario resettare il contatore elettronico e per farlo serve una macchina diagnostica.
